ROMA. E’ morto stamattina, all’età di 78 anni e dopo una lunga malattia, il politico e giornalista Sandro Curzi. Storico militante del Partito comunista e poi di Rifondazione con Fausto Bertinotti, è stato direttore del Tg 3 dal 1987 al 1993 e del quotidiano "Liberazione". Attualmente ricopriva il ruolo di consigliere di amministrazione della Rai.
"Con la scomparsa di Sandro Curzi, l'Italia perde un maestro di giornalismo, una voce critica, lucida e coerente" - ha detto in un comunicato il Direttore Generale della Rai, Claudio Cappon - "La Rai perde uno dei suoi protagonisti, un professionista che ha contribuito a fare la storia dell'Azienda che se oggi è ancora un punto di riferimento per gli italiani lo deve anche a lui".Nato nel 1930, durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre frequentava il liceo nella Capitale, Curzi era entrato nei gruppi di resistenza antifascista vicini al Partito comunista e aveva cominciato a scrivere su "L'Unità", il giornale del Pci stampato clandestinamente.
Nel dopoguerra comincia la sua attività ufficiale di giornalista, in diverse testate della sinistra. Poi diviene dirigente della federazione giovanile comunista, la Fgci.
Nel 1959 diviene giornalista dell'Unità, di cui sarà anche caporedattore centrale e direttore responsabile e nel 1964 ricopre il ruolo di responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Nel 1967 passa a Paese Sera, come vicedirettore.
Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione. In Rai entra nel 1975, con regolare concorso e nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, fu uno dei fondatori della terza rete televisiva. Nel 1978 è condirettore del Tg3, di cui diviene direttore nel 1987, per restarlo fino al 1993, dando al telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, «Telekabul» (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.
Dal 1998 al 2005 è direttore di Liberazione, il quotidiano del Prc.
Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui, per tre mesi, è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si è spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.
Alla stampa italiana mancherà di certo la sua autoironia e la sua capacità di provocare e di andare sopra le righe. "Un grande italiano - dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - che ha saputo servire le istituzioni e ricoprire posti di elevata responsabilita', senza perdere la sua spontaneita' e simpatia umana, la sua autonomia e profondita' intellettuale e manifestando sempre una naturale bonta' d'animo. Anche per noi di destra ha saputo essere un interlocutore e una persona che non si e' mai tirata indietro da un civile confronto e dall'onesta testimonianza. Il mondo del giornalismo piange,oggi, la scomparsa della grande penna della sinistra.